7.5 Siena all’orizzonte

Il fascino della campagna che guarda verso sud

«La strada, dalla Porta, scende sempre di più, benché volti continuamente tra i campi di tre colline. Se ne vede un pezzo giù nella vallata dove c’è un ponte; e poi risale verso Costalpino. Di là dalle tre colline s’allontana una gran pianura; e si rialza, a poco a poco, fino a una montagnetta lunga e turchina; dietro la quale levano la testa i monti della Maremma: a file sempre meno colorite».

(F. Tozzi, Il Podere)

Il nostro itinerario parte proprio da Porta San Marco, scende verso la prima periferia per poi risalire lungo la SP 73 fino a Costafabbri; sono pochi chilometri, ma alquanto trafficati. Proprio laddove la salita termina prendiamo, sulla sinistra, la strada che ci porterà a Ginestreto, un piccolo borgo da cui si apre un’ampia veduta sulla Val d’Arbia e le Crete Senesi

Porta San Marco

ⒸSailko

La Porta di San Marco viene citata per la prima volta dal Libro di Biccherna del 1253 tra quelle dove si pesavano la biada e il grano che entravano in città. Definita ancora come “nuova” nel 1257 e l’anno dopo venne stipendiato un suo custode, la sua costruzione durò fino alla fine del XIII secolo. Priva di antemurale fu comunque fortificata grazie alla sopraelevazione del frontespizio centrale che costituisce un possente torrione. L’accesso è possibile attraverso un arco ribassato su cui si eleva un archivolto a forma lievemente ogivale con l’estradosso incorniciato. Fin dal Trecento la porta fu munita da una possente fortificazione esterna e nel 1528 Baldassarre Peruzzi gli costruì di fronte un bastione quadrangolare che venne pesantemente danneggiato durante l’assedio del 1554-55. I pochi resti del bastione vennero tolti a metà Ottocento quando venne modificato l’ultimo tratto della vecchia strada maremmana. Nel 1939 subì modesti interventi di ristrutturazione al fine di migliorarne la viabilità sia pedonale che veicolare.

Il mattino del 3 luglio 1944 il corpo di spedizione francese, al comando del generale Joseph de Monsabert, entra a Siena attraverso Porta San Marco senza incontrare resistenza da parte delle forze nazi-fasciste. Le quali, pochi giorni prima, avevano fatto saltare un tratto della cinta muraria che si collegava alla porta. Una targa ricorda gli eventi di quel 3 luglio e recita, proprio su ordine di de Monsabert: “non deve aver avuto esitazioni nel rispondere: “tirate dove volete, ma vi proibisco di tirare al di là del XVIII secolo”.

Seguiamo le indicazioni per San Rocco, raggiungiamo di nuovo la Provinciale Grossetana proprio di fronte ad un’edicola votiva del 1889; qui continuiamo a pedalare sulla sinistra e poco dopo verso Fogliano-Mugnano.

La strada, inizialmente pianeggiante, è quasi priva di traffico, in asfalto fino a Fogliano per poi diventare sterrata. I panorami spaziano su di una campagna sempre lavorata, il territorio è collinare, mai aspro. Fogliano più che un borgo è una località caratterizzata dalla Pieve di San Giovanni Battista dove una sosta è d’obbligo: Siena e la sua Torre del Mangia si vedono in lontananza, assolutamente inserite nella dolcezza di una campagna che è chiusa, ad est, dalla catena dei Monti del Chianti.

La lirica di Mario Luzi che riportiamo dipinge magistralmente la veduta che dalla Torre del Mangia si apre verso “questa terra grigia lisciata dal vento”.  

Dalla torre

Questa terra grigia lisciata dal vento nei suoi dossi

nella sua galoppata verso il mare,

nella sua ressa d’armento sotto i gioghi

e i contrafforti dell’interno, vista

nel capogiro dagli spalti, fila

luce, fila anni luce misteriosi,

fila un solo destino in molte guise,

dice: “guardami sono la tua stella”

e in quell’attimo punge più profonda

il cuore la spina della vita.

Questa terra toscana brulla e tersa

dove corre il pensiero di chi resta

o cresciuto da lei se ne allontana.

Tutti i miei più che quarant’anni sciamano

fuori dal loro nido d’ape. Cercano

qui più che altrove il loro cibo, chiedono

di noi, di voi murati nella crosta

di questo corpo luminoso. È seguita,

seguita a pullulare morte e vita

tenera e ostile, chiara e inconoscibile.

Tanto afferra l’occhio da questa torre di vedetta.

ⒸLigaDue

La chiesa di San Giovanni Battista a Fogliano viene edificata alla fine del XII secolo e, nel corso del tempo, subisce importanti modifiche che ne hanno alterato l’impianto originario. Oltre a quelli cinquecenteschi, più sostanziali furono gli interventi effettuati in stile neo-gotico, probabilmente dall’architetto Agostino Fantastici, uno dei più richiesti e attivi nella Siena del periodo. La facciata presenta un profilo a capanna, al centro un portale con arco a sesto ribassato e cornice in laterizio a facciavista. Costituita da una muratura in bozze di travertino, tufoni e laterizio, all’interno ha una sola navata a pianta rettangolare, coperta da una volta a botte affrescata, così come il resto delle pareti.

Continuiamo la nostra pedalata su strada asfaltata che ben presto diventa a sterro, in discesa (seguire le indicazioni per Mugnano), per poi tornare bituminata lungo un tratto che risale in quota; il territorio è ora profondamente mutato, fatto dell’asprezza propria di una terra nuda, secca, sospesa tra realtà e sogno in un rincorrersi di pieghe tormentate che attraversano le colline arrotondate dal lavoro dell’uomo, sempre cangianti nei loro colori. In estate siamo immersi in un mare giallo, così bruciato dal sole tanto da sembrare fermo, in primavera il verde del frumento è un tappeto avvolgente che si increspa al vento, in autunno e in inverno la terra arata si tinge delle diverse sfumature del marrone. Le vedute sono così vaste da sembrare infinite, senza limiti, per certi versi inquietanti. Il silenzio è assoluto, le auto un lontano ricordo. In questa distesa d’argilla, rare sono le chiazze di verde: ristrette aree boschive assediate dalla creta e isolati filari di alberi, per lo più cipressi come quelli lungo la strada che porta a Mugnano.

ⒸLigaDue

Nella fattoria di Mugnano c’è una piccola chiesa dedicata a San Giacomo apostolo, oggi molto impoverita, ma importante perché fondata dal beato Giovanni Colombini come monastero. Citata fin dall’inizio del XIII secolo, nel Settecento, ormai in completo degrado, venne completamente ristrutturata: l’interno presenta tre altari barocchi, il campanile è a vela, mentre la facciata ha ancora un pulito in stile romanico.

Dopo Mugnano, pedalare lungo la strada sterrata che porta alla provinciale 46 è come andare sulle montagne russe, in un precipitare a valle per poi risalire in cima alla collina di turno. Arrivati all’asfalto, prendiamo a destra verso Ville di Corsano, poche case tra le quali svetta una bellissima casa-torre scarpata e, a un chilometro in direzione Monteroni d’Arbia, si fa ammirare la splendida Pieve di San Giovanni Battista, chiaro esempio di architettura romanica.

L’attuale frazione denominata Ville di Corsano, nel Medioevo era divisa in diverse comunità che godevano di autonomia propria. L’unica costante era rappresentata dall’egemonia ecclesiastica della sua Pieve intitolata prima a Santa Maria e poi a San Giovanni Battista. L’esistenza di Ville di Corsano, di cui resta una torre difensiva, è attestata dalla metà del XIII secolo come “comunello”. Come molte delle località del Senese, venne investita dagli effetti della guerra di Siena, soprattutto nel settembre del 1554, quando le truppe imperiali bruciarono il palazzo della “Villa al Piano di casa Severini”. Oltre alla pieve, nel XVII secolo, le Ville avevano una cappella detta della “Beata Vergine del Rosario”, poi “della Misericordia” di proprietà di Tolomeo Borghesi ed in seguito della famiglia Amerighi.

Pieve di Corsano

Dai primi anni del Mille punto di riferimento per tutte le chiese ed i popoli della zona, la pieve romanica detta “di Corsano” porta scolpita nel travertino una data 1189 (si trova nell’ultimo pilastro a sinistra), che, tuttavia, probabilmente fa riferimento all’anno di rifacimento o di ricostruzione.

Della pieve di San Giovanni Battista a Corsano, oltre alla bellezza e alla purezza dell’edificio, alle due tele, “l’Annunciazione” e “l’Adorazione dei pastori” opera di Alessandro Casolani, e ad una scultura in terracotta policroma raffigurante Sant’Agata, attribuita a Carlo di Andrea Galletti, c’è da ricordare una particolare leggenda.

Si dice che verso il XVII secolo qui si volesse dare in moglie la cosiddetta “sposa bambina”, una giovinetta di nome Laura, di appena 10 anni, figlia di un nobile locale, promessa in matrimonio ad un facoltoso signore che sarebbe stato in grado di risollevare le sorti della casata della ragazzina, ormai in disgrazia. Si racconta che il giorno delle nozze Laura, arrivata alla pieve insieme a suo padre ed entrata in chiesa, poco prima che il sacerdote santificasse il matrimonio, sia fuggita, lasciando alcune impronte davanti alla pieve. Da allora di lei non si ebbero più notizie, ma la tradizione vuole che nelle domeniche di sole, in primavera, si possano trovare intorno alla pieve le impronte dei suoi piedi, come se la “sposa bambina” tornasse a visitare quel luogo da cui era fuggita.

ⒸLigaDue

Poco dopo Ville di Corsano, in cima a un poggio che si raggiunge faticando non poco, prendiamo a destra un breve sterrato che ci porta al Castello di Grotti, nel Medioevo proprietà della potente famiglia degli Ugurgeri, da cui si apre una veduta su Siena assolutamente stupenda.

Intorno al Castello di Grotti un tempo sorgeva l’omonimo borgo che fu luogo di provenienza di un abile e benestante prestatore, tale Orlandino di Azzo da Grotti, che fece le sue fortune nella prima metà del XIII secolo, e del beato Franco Lippi, nato da Matteo Lippi e Calidonia Danielli o Dainelli, famiglie i cui cognomi sono rimasti radicati in questa zona fino al secolo scorso.

Le sorti del castello seguono le vicende dei conflitti tra Siena e Firenze e Grotti passa un brutto momento, come tutte le località del territorio, durante la celebre Guerra di Siena del 1554 quando si legge che le truppe nemiche arrivarono al palazzo di Grotti degli Azzolini, i discendenti di Azzo Ugurgeri e “quelli che erano dentro s’arresero senza patti, e furono fatti prigionieri”. Nel Seicento il maniero passò nelle mani dei Ballati-Nerli e nel XIX secolo alla famiglia Piccolomini.

Superate le poche case di Grotti Alto, arriviamo ad imboccare la Provinciale 23/c di Grotti; da qui a San Rocco a Pilli ci separano 6 km di un’ottima strada sterrata, inizialmente in discesa, in certi punti anche con pendenze significative che, dopo un brevissimo tratto pianeggiante, prosegue in leggera salita fino alle prime case di San Rocco. Da segnalare che per qualche centinaio di metri la strada corre vicina ai campi del Royal Golf la Bagnaia, una delle strutture più attrezzate in Italia per questo tipo di sport.

ⒸLigaDue


San Rocco a Pilli

Di San Rocco a Pilli sono da ricordare la Pieve di San Bartolomeo, di struttura romanica, pesantemente rimaneggiata in stile neoclassico, e Villa Cavaglioni, possente edificio settecentesco dalla forma quadrangolare sul cui retro c’è un bel giardino all’italiana.

Il nome Pilli doveva designare nel Medioevo un’area piuttosto ampia, occupata da piccoli villaggi e da tre chiese, tutte comprese nel piviere di Fogliano: la canonica di Santa Maria, la chiesa di San Lorenzo e la chiesa di San Salvatore a Pilli.
A un luogo compreso in quest’area si riferisce forse una bolla del 1006, che menziona un Pinuli qui dicitur Crucem tra le proprietà del monastero di Sant’Eugenio. Ciascuna delle tre chiese nel XIII secolo divenne il centro di un piccolo comune del contado senese. Particolare rilievo ebbe la canonica di Santa Maria, posta sulla strada che da Siena portava verso Bagni di Petriolo e la Maremma. Qui, nel Cinquecento, si forma una compagnia laicale intitolata a San Rocco che edificò unapropria chiesa dedicata a questo Santo e dalla quale il paese trasse il nome attuale. Sulla vetta di un piccolo rilievo si può visitare l’ottocentesca chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, opera di Agostino Fantastici che, nel progettarla, riutilizzò precedenti strutture medievali ancora ben visibili sulla parete sinistra.

Da San Rocco a Siena ci sono 10 chilometri circa, dall’altimetria sempre ondulata e con una impegnativa salita finale che ci riporta a Porta San Marco.

ⒸAntonio Cinotti

I Comuni di Terre di Siena